In sella alle emozioni. Tra acque e terre di Romagna.

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Scritto da: stefania

25 Ottobre 2015

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Scegliere da dove iniziare non è semplice. Certo, le lucciole intermittenti che accedono l’erba a bordo fiume mentre si cavalca con un quarto di luna sopra la testa, è una cartolina che non si dimentica. Nemmeno i colori della notte che abbracciano cavalli e cavalieri. Silenziosi perché contemplativi. Compiaciuti di quello che vedono, o solo intravedono. Il Lamone è lì accanto, si muove timido, quasi impercettibile. Assorbe i raggi di luna e restituisce fluorescenze da fiaba. Gli zoccoli battono il passo, qualche leggero trotto, ma non si scompongono oltre. I destrieri conoscono la strada, la percorrono con padronanza e scioltezza. Le criniere trasalano, crespe e umide di sudore, intrise dell’odore di animale e di erbe palustri. Le acque ibride dell’Adriatico che sbocca a due passi e di un fiume antico che attraversa la Romagna, rilasciano vapori che appiccicano la pelle.

Io dovrei sentire freddo. È la fine di ottobre, sono le otto di sera e indosso una camicia di jeans sopra una t-shirt. Ma non sento alcun fastidio. Sto bene. Perlustro e assorbo tutto quello che la natura mi presenta. Un habitat fantastico. Come lo è stare a cavallo, di nuovo, dopo tanti anni di latitanza. Farlo qui in terre amiche anche se poco praticate. Ritrovare assopiti, tra i muscoli e in qualche sinapsi mezza addormentata, gesti e movimenti che sono solo rimasti in attesa. Mai del tutto dimenticati, pronti all’esperienza che si ripresenta a distanza di tempo e intenzioni.
Le mani stingono le redini. Non così, mi dice Massimo, girale… dall’altra parte. Lo faccio e mi ci ritrovo immediatamente. Ecco, sì, era così che andavano tenute. I gomiti bassi vicini al corpo, la schiena dritta e leggermente protesa in avanti. Le gambe che cingono l’animale, lo fasciano e si lasciano modellare dal suo costato. La fisicità dei corpi – cavallo e cavaliere – che diventa un’unica sagoma nella scia della notte. E batti la sella al trotto. Allunga le redini al passo. Spendi una parola e una carezza per Gilda, la cavalla che sto montando.
cavalli sulla spiaggia

Tornano episodi, aneddoti, facce e prati, risate e bevute. E boschi e profumi lasciti indietro negli anni. Cadute impreviste e smacchi subìti. Amicizie, relazioni, odore di avena e sudore stagnante nelle torride giornate estive. Docce improvvisate nei ruscelli di montagna, pane e formaggio di malga divorati sotto le fronde dei pini. Amori riparati da giacigli improvvisati. Stagioni di allegria e pensieri leggeri. Giorni in cui bastava tornare in sella, spronare al galoppo, per lasciarsi dietro le spalle malumori e preoccupazioni.
casoni

La cavalcata di ieri ha restituito ricordi e emozioni che non avrei ritrovato in nessun cassetto, in nessuna pagina scarabocchiata di appunti. Le immagini sono affiorate come il pesce tirato su dai padelloni che ornano il discontinuo perimetro tra terre e acque. Me le sono riprese, quelle emozioni, e ricucite addosso. Ho aggiunto le nuove, registrate in notturna e nella luce calante del tardo pomeriggio che tingeva di caldi gialli tutto il circondario. I profili della laguna erano linee rette e trasparenti, intercalate da uccelli palmati e dai tradizionali capanni dei cacciatori di anatre. Cumuli informi di arbusti che devono ricordare la vegetazione del luogo. Per non dare nell’occhio, per passare inosservati, nonostante la loro notorietà!
laguna
airone laguna
Più in là, qualche piccola imbarcazione da pesca. E tutto sostava nella calma e luminosa atmosfera che accompagnava verso il tramonto. L’acqua, uno specchio. Il cielo, un affresco.
Io, il culo in sella e gli occhi spalancati di stupore. Un panorama memorabile, un’atmosfera palpabile. Il primo trotto e le redini in tensione. La voce autorevole di Massimo che imprimeva il ritmo e si assicurava della mia tenuta. Pian piano i muscoli si stendono e acquisto sicurezza. Come ai vecchi tempi, mi dico. Ma rimane la meraviglia per un territorio che merita attenzioni, occhi di scoperta e braccia aperte di passione.